Pagina:Neera - Una giovinezza del secolo XIX.djvu/14

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viii prefazione

concetto e il sentimento che urge nel loro animo, e guardando al centro e al motivo fondamentale di esso, trascorrono sui particolari, si accontentano del press’a poco, accettano espressioni generiche e disegnano figure convenzionali. “Mi si rimprovera (mi diceva un giorno Neera) che non scrivo bene, che pel pensiero trascuro la forma. Da che dipende? Da mancanza di studi giovanili? Come dovrei fare per correggermi?”. Ed io le rispondeva: “Non si tratta di tecnica dello scrivere, di grammatica e di lessico; si tratta di atteggiamenti dell’animo”. Ed ora ella stessa, in queste memorie autobiografiche (pp. 205-6), con la consueta intelligenza e schiettezza, definisce quale fosse veramente la manchevolezza che era in lei, e richiama un detto di suo padre, il quale, un giorno che ella cantava da sola, la ammonì: “Tu non ti ascolti quando canti: prova ad ascoltarti”. “Mi veniva infatti (ella soggiunge) di cantare nello stesso modo che scrivevo, badando al pensiero e non alla forma. Le romanze più sentimentali i duetti più amorosi erano tutto ciò che comprendevo in materia di musica, e quando avevo messo tutta la mia passione nella frase: Ah! forse è lui che l’anima Solinga nei tumulti, mi pareva che neanche la Patti avrebbe potuto far meglio. C’era poi quel Lui anonimo che andava subito a posarsi sull’uno o sull’altro dei miei zufoli di stagno, ed allora addio musica! Mi colavano sul volto vere lacrime”. Non si potrebbe più esattamente qualificare l’arte che direi femminile, nella sua mollezza e nel suo incanto.

Ma, in compenso, quanta abbondanza di pensieri