Pagina:Neera - Una passione, Milano, Treves, 1910.djvu/112

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mai quando la fascia verde degli alberi di piazza Castello pose intorno al loro candido batter d'ali una decorazione di fronde. Dove, dove sarà? In quale di queste vie, di queste immense case, di questi quartieri interminabili? Il suo piede, forse or ora, ha percosso queste pietre. Sulle vetrine di questi negozi si è posato certo il suo occhio intelligente. Quando? In questo stesso momento? Là forse allo svolto, dove Parini guarda accigliato? Tu l'avesti la tua primavera, o poeta. Ora tocca a me.

Che dolce calore nel sangue! Che elasticità nei nervi! Il piacere di vivere lo dominava tutto, così puro e così ardente che egli si sentiva portato sul dorso di un corsiero ideale. Correvano biciclette intorno a lui con slancio di freccie, ma egli correva del pari nell'impeto de' suoi desideri e delle sue forze di giovine. Ippolito non sapeva di essere bello, non se ne era mai curato, eppure lo era al punto che molte donne lo guardavano ammirate e sorprese. Quegli occhi nerissimi nel volto pallido di biondo, e le labbra porporine, e la foresta di capelli e le membra perfettamente modellate, tanti doni riuniti erano abbastanza rari per passare inosservati, tranne che a lui stesso.

Anche egli guardava le donne della sua età, inebbriandosi in quell'innocente abbandono di sguardi che forma la più ambita attrattiva del