Pagina:Neera - Una passione, Milano, Treves, 1910.djvu/158

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Quel bellissimo giovine così diverso dagli altri le piaceva immensamente, ma non le veniva ancora l'idea di sacrificargli le sue abitudini, quantunque a volte sentisse anche lei il tedio delle relazioni convenzionali e degli amori stereotipati. Il peggio era che nelle ore febbrili dell'attesa ognuno si fabbricava secondo il proprio desiderio lo stato d'animo che avrebbe voluto nell'altro, e non trovandolo conforme al piano immaginato si arrestava nello slancio, si perdeva nelle ipotesi, taceva, sembrava freddo, e intanto l'ora passava inesorabilmente.

Un amante di più? No, non era questo che Lilia voleva. Una relazione sentimentale nemmeno, perchè Lilia non era sentimentale; ma capiva pure che una brusca risoluzione avrebbe compromesso quell'incanto delizioso di un amore quale le era apparso lontanamente nei sogni dell'adolescenza, che non aveva incontrato mai prima d'ora, che la lasciava dubbiosa come dinanzi ad un nuovo congegno di cui non si conosce il meccanismo. Perchè Ippolito non le aveva mai chiesto di restare quando gli altri partivano? Ella avrebbe concesso sì o no, ma perchè egli non lo chiedeva?

I calori di luglio intanto erano scesi torrenziali sulla città, nè Lilia accennava a muoversi. I suoi amici non rinvenivano dalla sorpresa. Ancora a Milano in luglio? Una cosa mai vista.