Pagina:Neera - Una passione, Milano, Treves, 1910.djvu/25

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— Oh! don Peppino. È un bel pezzo che siete qui? Io non potei venire prima in causa di un collega... uno straniero, col quale dovetti pranzare... Ma quanta gente! Speravo maggiore intimità. Una volta eravamo in pochi a conoscere la data del suo compleanno.

— Una volta!! — ripetè don Peppino allentandosi coll'indice il nodo della cravatta. — Figuratevi che io la conobbi quando aveva ancora le treccie giù per le spalle e suo padre e sua madre ricevevano la migliore società di Milano. Abitavano in casa d'Adda, là, ai Portoni, e Norina non era allora così bella... Ne corse poi dell'acqua sotto ai ponti!

— Sì. Noi siamo i suoi più vecchi amici.

Il giornalista pronunciò questa affermazione con tanto maggior calore in quanto che don Peppino aveva una diecina d'anni più di lui, i capelli brizzolati, la voce tremolante e tutt'insieme non gli era mai parso un rivale pericoloso; anzi contribuiva col suo nome patrizio e colla sua dignitosa persona al decoro di quel ricevimenti, e perciò gli faceva festa volentieri.

Due giovani ed eleganti ufficiali di cavalleria si inchinarono intanto a baciare la mano della signora.

— Non posso soffrire gli ufficiali di cavalleria! — esclamò il giornalista.

— Eppure sono molto carini.