Pagina:Neera - Una passione, Milano, Treves, 1910.djvu/260

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conclusione doveva scaturirne limpida, senza reticenze.

— Per me e per lui, — mormorò a fior di labbra tentando con l'indice la gota davanti allo specchietto: — È necessario.

Un'ombra si interpose tra la finestra e gli alberi. Era Mansa che attraversava il giardino tenendo in braccio il figliuoletto della sua nuora, Lilia la chiamò dirigendole la parola al disopra della finestra. La donna allora depose a terra il piccolo Ni e rimase ad ascoltare con la sua calma sicura, le braccia appoggiate all'ampio grembo materno, con un sorriso buono dischiuso fra poche rughe composte quasi non si arrischiassero ad invadere quel volto di serenità antica. Ni le saltellava intorno come un pulcino ed ella senza guardarlo lo vedeva e gli sorrideva.

— Mansa, — disse Lilia ad un tratto. — voi non avete mai pianto?

— Oh! signora, come sarebbe possibile? Ho pianto tanto quando morirono i miei figliuoli, e altre volte ancora, tante volte!

— Sembrate così felice ora...

— Mi accontento.

— Si guarisce dunque?

— Di tutto si guarisce; e poi si ammala e si guarisce ancora. Facciamo tutti così, poveri e ricchi, sapienti e ignoranti. Io penso che le con-