Pagina:Neera - Vecchie catene, Milano, Brigola, 1878.djvu/141

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seppe cosa rispondere; il foglio le cadde di mano, e Luigi lo raccolse.

Lesse lentamente. I caratteri scritti a matita non si presentavano molto chiari — ma nel decifrarli, a poco a poco un pallore orribile invadeva la sua fronte. Cristina fece un movimento per ritirarsi. Senza levare gli occhi, egli la ritenne serrandole la mano con energia febbrile.

Il silenzio era spaventoso. Si udiva crepitare la fiamma della candela e stridere il foglio fra le dita di Luigi.

Quand’ebbe letto tutto tutto, anche la soprascritta della lettera che indicava l’autore dei versi, guardò fisso la baronessa, e tenendola ancora per la mano, esclamò:

— Mi direte cosa volevate fare di questo foglio.

Tutta l’audacia di Cristina l’aveva abbandonata; balbettò, si confuse, tentò mendicare un pretesto...

— La verità! Voglio la verità — urlò il giovane, cui il sangue iniettava le pupille.

Ella fece uno sforzo per dominare la situazione, disse che non si insulta una donna, che ella non aveva conti da rendergli...

Luigi abbandonò con violenza la sua mano, gridandole sul viso:

— Siete una miserabile!

Credette per un istante di vederla prorompere in