Pagina:Negri - Orazioni, Treves, Milano, 1918.djvu/160

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154 orazioni


metto. Ho molta simpatia per l’artiglieria da montagna. È elegantissima. E le mitragliatrici?... Sembrano comari che si raccontino delle maldicenze. Ta-ta-ta-ta-ta... Bella ragazza, ma.... Dio mene scampi e liberi!... E poi ci sono le pistole a mitraglia: ti-ti-ti-ti-ti.... Quelle sembrano collegiali che giochino ed urlino come uccellini spauriti. — Uh, l’ho presa!... Ma no!... Veh, scappa!... Brava Rosetta!... Corri!... ti-ti-ti... — Ed è la morte che passa. Ah!... La mort est une gaie maîtresse!...»

Prima è in un plotone di arditi: vi compie miracoli di valore; ma si guarda bene dal raccontarli. Scrive semplicemente che ha sofferto la fame e la sete. Ah, la sete!...

In data del trentun dicembre 1917:

«Questa sera è l’ultima dell’anno,