Pagina:Negri - Orazioni, Treves, Milano, 1918.djvu/165

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Roberto Sarfatti e i divini fanciulli 159


V’è una mano nervosa e prensile che più dell’altre s’indugia, lenta lenta, fra le ciocche: lui lascia fare, socchiude beato gli occhi sotto la soavità penetrante di quel gesto, e tace.

Nel rapido tempo del suo servizio attivo ha veduto la guerra nel suo più sinistro orrore, l’ha provata nel più acuto patimento e con la più stoica pazienza: è scampato alla morte per miracolo, ha durato i tormenti dell’insonnia che rende pazzi, del bombardamento incessante che rende idioti e sordi, della fame, della sete, del dover riposare accanto ai morti nel fango acquoso di trincea, fetente di detriti e di membra in putrefazione.

Ha ucciso, e urlato di gioia nell’uccidere, e più nemici atterrò più se ne compiacque: così è la guerra. Ha veduto cari compagni procombere e