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Pagina:Nerucci - Sessanta novelle popolari montalesi.djvu/388

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NOVELLA XLVI


La Regina Marmotta (Raccontata da Pietro di Canestrino operante)


Si trovava in nella Spagna un bono e giusto Re, che lui 'gli aveva tre figlioli e di nome si chiamavano Gugliermo, Giovanni e Andreino; il minore di tutti gli era il più caro al padre. Il Re Massimiliano accadette che per una grave malattia perse la vista degli occhi, e per via di questa disgrazia chiamorno tutti e' medici del Regno; ma nissuno potiede trovargli la medicina, salvo che uno de' più vecchi gli disse: - Lei faccia vienire qualche indovino, che lui forse potrà indovinare da qualche parte il modo della su' guarigione. Il Re subbito con un bando comandò che gl'indovini fussano alla su' presenzia e gli domandò, se loro sapevano indovinare la su' malattia e qualche medicina bona per rinsanichirlo. Doppo avere istudiato i su' libri gl'indovini tutti d'accordo gli risposano, che loro nun potevano e nun sapevano indovinarla la su' malattia; 'gli era una cosa troppo difficile: ma siccome assieme con gl'indovini e' s'era introdutto di niscosto anco un vecchio Mago, quando tutti gli altri ebban detto la sua, lui viense 'nnanzi e chiese licenzia di parlare a su' voglia, e disse: - I' so e cognosco la vostra cecità, Re Massimiliano, e la medicina per voi si trova soltanto nella città della Regina Marmotta, ed è l'acqua del su' pozzo. E a male brighe il Mago 'gli ebbe profferite queste parole, sparì e nun se ne seppe più nulla. Tutti rimasano attoniti a questa proposta e insenza fiato. Domandò subbito il Re, chi era quel Mago; ma nimo l'aveva ma' visto né cognosciuto di que' della Corte: a un indovino però [372]