Pagina:Nietzsche - La Nascita della Tragedia.djvu/171

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il nuovo ideale 119


egli avesse sentore, si palesa nella maestosa dignità con cui fece valere dovunque, e anche davanti ai suoi giudici, la sua divina vocazione. Confutarlo in questo, era in fondo altrettanto impossibile, quanto chiamar buona la sua influenza dissolvitrice degl’istinti. Essendo questo l’insolubile conflitto nel momento che Socrate fu condotto davanti alla giustizia dello stato greco, era una sola la forma di condanna che era offerta: l’esilio. Sarebbe stato lecito cacciarlo oltre i confini come alcunché di affatto enimmatico, non assegnabile ad alcuna rubrica penale, inesplicabile, senza che la posterità, forse, fosse poi stata in diritto d’incolpare gli ateniesi di un atto ignominioso. Ma sembra che lo stesso Socrate, con assoluta limpidità, e senza punto il naturale brivido davanti alla morte, abbia condotto le cose in modo, che la morte e non il semplice esilio fosse pronunziata contro di lui; e alla morte andò con la medesima calma con che, secondo la descrizione di Platone, egli, l’ultimo dei bevitori, ai primi albori lasciava il simposio per principiare una nuova giornata; e dietro di lui i convivali rimanevano addormentati sui sedili e a terra, per sognare di Socrate, il verace erotico. Il Socrate morente divenne il nuovo ideale, non mai prima contemplato, della nobile gioventù greca; e prima di tutti Platone, il tipo del virile efebo ellenico, s’inginocchiò davanti a quella immagine con tutta la devozione ardente della sua anima innamorata del cielo.