Pagina:Notizie biografiche degli illustri comaschi.djvu/16

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terzo di Cristo; coltivò i buoni studi, militò in Germania, poi tornato a Roma, ove già era stato, trattò cause nel foro; fu procuratore di Nerone in Ispagna: richiamato da Vespasiano nel secondo anno di questo, ebbe il comando dell’armata navale di Miseno. Mentre quivi dimorava, il Vesuvio eruttò fiamme per la prima volta, correndo l’anno 79 di Cristo. La curiosità d’esaminare dappresso quel fenomeno, e la pietà di soccorrere i periglianti, lo trasse colà, dove essendosi troppo arditamente inoltrato, mentre tutti fuggivano, venne soffocato da vortici di solfo e di fumo. Plinio Minore ne descrisse la morte in una lettera allo storico Tacito: egli stesso in un’altra ne racconta il vivere e le occupazioni. Parco del cibo e del sonno, poco dopo mezzanotte cominciava i suoi studi, ai quali attendeva e passeggiando e nel bagno e a cena, sempre avendo seco uno schiavo, che leggesse o scrivesse: tanto che lasciò a suo nipote centottanta volumi scritti in minutissimo carattere. Furono opera sua tre libri d’arte oratoria; trentuno delle storie de’ suoi tempi; del lanciar dardi a cavallo; la vita di Pomponio Secondo; le guerre dei Romani in Germania in venti libri; fino scritti grammaticali, quando la tirannide di Nerone rendeva pericoloso ogni studio più elevato: varietà tanto più mirabile se si consideri e la brevità di sua vita e le moltiplici occupazioni. Ma l’opera che a noi giunse per eternarne il profondo ingegno e la vastissima erudizione, è la storia naturale, in trentasei libri. Lo stile manca forse della purezza elegante del secolo d’oro; non ordinaria però è la forza e la precisione sua; e quanta men parte di lingua latina possederemmo noi se fosse andata perduta l’opera sua! E quanto poco conosceremmo delle arti belle, di cui ragiona con sì sapiente entusiasmo!

Attraverso però alla barbarie che separa le antiche dalle moderne età, ci pervennero quelle opere lorde d’infiniti errori, a riparare i quali non ancora providero le tante edizioni che se ne fecero; nè le versioni in ogni lingua, fin nell’arabica. Bramava il Tiraboschi che una società di valorosi Italiani donasse una bella traduzione di quest’opera con note doviziose ed esatte: scorso di