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POETA CUMANO

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S'ignora nome e cognome di questo poeta, che dalla patria si appella il Cumano. Non è provato ch'egli appartenesse alla famiglia dei Raimondi. Scrisse nel dodicesimo secolo in esametri il periodo di storia forse il più famoso, come il più glorioso e insieme funestissimo, della patria nostra; — la guerra decenne sostenuta colla vicina Milano dal 1118 e al 1127. — Sostenne memorabile assedio — onorata difesa operò, ed indi dovette arrendersi — contro la fede dei patti fu rasa da popoli congiurati la nostra città, che non aveali offesi, che non poteva, essendo piccolo Stato, destare in essi gelosia di sorta alcuna, e che s'ingegnava di proteggere non solo la propria indipendenza, ma le stesse abitazioni che altri avean giurato di radere. Seguì la presa di Como il 27 agosto 1127, dopo una guerra decenne, agitata da ambe le parti con ostinato valore. — Il poeta, che dev'essere stato uno dei nostri guerrieri, la paragona alla guerra di Troja, ed a buon diritto: poichè durò questa pure dieci anni; tutte le repubbliche lombarde combatterono contro Como a quella immagine che le greche contro Ilio. — Così gli Italiani d'allora ponevano la gloria nell’eccidio dei loro fratelli; ed intanto fra vicendevoli guerre profondevano un prezioso sangue, un sangue sacrosanto, che avrebbero dovuto spendere a tutela della libertà. — Le une sorgendo contro le altre, davano favore a chi era nemico d’entrambi, agli stranieri, i quali, sorridendo alle insensate loro discordie, tempravano i ceppi onde incatenare un dopo l’altro, e senza fatica, quei popoli divisi.