Pagina:Notizie del bello, dell'antico, e del curioso della città di Napoli.djvu/130

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gli nemici ributtati: e fu questo attribuito a miracolo

    la via. La loro avversione fu alla scolastica, e in effetto alcuna volta era allegato il puro contro il guasto Aristotele; ma naturalmente eran condotti a doverne combattere lo Stagirita, come principal fondamento dì quella. Or in così fatti assalti, se ben si consideri, due vie sole sì presentavano, e due furon tenute. L’una, più positiva e dommatica, fu di contrapporre sistema a sistema, aiutandosi degli antichi, e in questo venìa di per sè il sempre avverso Platone, cui senza più seguitavano le congiuntissime scuole de’ pitagorici, degli eleatici e degli alessandrini. L’altra più negativa e critica ed eziandio più pronta, fu di contrastare alle ipotesi con l’esperienza, per darne altresì avanzamento alla fisica: se non che i nostri, per la lor proclività all’idealismo e l’impazienza del costruire, se anche prendevano a seguitar questa via, tosto lasciavansi andare alla speculazione e fino al misticismo. La quale contraddizione, congiunta alle preoccupazioni astrologiche e cabalistiche, alla foga della immaginativa ed all’esacerbazione a cui sospingeali la stessa violenza del reagire agli altrui attacchi, spesso li travolse in grossi errori e riprovevoli stranezze: ma in quanto ad ingegno furon tra’ maggiori filosofi delle nuove età. Non è a dire che qui favelliamo del Telesio, del Bruno, e del Campanella, ma segnatamente del Bruno, nel quale, tra molte erroneità e disviamenti, vedesi grande scienza. Certo ch’ei riprodusse per la più parte le teoriche degli antichi idealisti, massime degli eleatici e degli alessandrini; ma le fe’ sue per novello e franco lavoro, e le ricompose in largo sistema che scende a nobilissime applicazioni di estetica ed ha i primi tratti di quel dello Schelling. Dopo che mancò il Campanella nel 1639, tacque la filosofia appo noi, e tacque ancora per tutta Italia: in verità i nostri, studiosi come sono stati sempre degli antichi, ed usi a cercar nelle cose l’intrinseco esser loro, mai non intermisero i loro geniali studi, e pure alcun che ne mostrarono in opere storiche o critiche. Così, presso al fine di questa età, il Gravina che, siccome abbiam detto avanti, avea già recato la filosofia nel dritto, assai meglio recolla nelle lettere, e in una sua ragion poetica, opera di squisito giudizio e di sottil critica, la greca filosofia apparve come rimodernata per molto di nuovo vi si ritro-