Pagina:Notizie del bello, dell'antico, e del curioso della città di Napoli.djvu/148

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dolo chiamare Regno di Napoli. E da questo si può rica-

    tettare che preparò il rìsorgimento delle arti. Costui fu il Masuccio, primo di tal nome, che i nostri scrittori voglion sia nato nel 1228 e morto nel 1305: discepolo di artista ignoto e maestro di tanti valorosi artisti, da’ quali la patria ebbe non picciola gloria. Egli, compiute le opere di Castelnuovo, e di S. Maria la Nuova, già intraprese da Giovanni Pisano, eresse la chiesa di S. Agostino alla Zecca e pose le fondamenta alla gran fabbrica del Duomo, lasciando in questi edifizi, benchè non tutti da lui terminati, tanti ammirati modelli del vero tempio cristiano. Ereditò il valore di cotanto artista Masuccio II, il quale spinse l’arte a grandi progressi, e dopo aver compiuto le fabbriche incominciate dal suo maestro, e quella di S. Chiara, fe’ sorgere allato di essa sino al prim’ordine la torre campanaria quadrata che sarà sempre una delle maraviglie dell’arte del quattrocento, ed alzò di pianta la chiesa di S. Domenico maggiore. Dopo il Masuccio sostennero debolissimamente l’architettura cristiana Giacomo de Santis, Andrea Ciccione e l’abate Baboccio, e più lardi Novello da Sanlucano e Gabriele d’Agnolo; intantochèe prevalendo le novelle idee del risorgimento, rinacquero intuito le forme gentilesche, e l’architettura religiosa, di cui a grandi fatiche si era formato il tipo rispondente alle idee de’ cristiani ed alla santità che dee ispirare il tempio del Signore destando nel cuor de’ fedeli venerazione e rispetto, si tramutò irreparabilmente per sempre.
       Nè qui si arrestarono i danni dell’arte religiosa, perchè le nostre maestose chiese a sesto acuto, dovutesi ristaurare ne’ secoli posteriori o dalla vecchiezza del tempo o dagli scrollamenti de’ tremuoti, gli architetti di gusto depravatissimo di quell’età invereconda le andarono rifacendo investite di ogni qualunque ornamento che lor potea suggerire una mente educata nelle più strane frenesie del borrominismo.
       Scultura. Senza dilungarci a parlare degli scarsi monumenti che ci rimangono di quest’ arte de’ secoli della barbarie, come sono le due tavole di bassorilievo lavorate nell’VIII secolo, le quali ornavano gli amboni del Duomo ed ora possono vedersi in S. Restituta, senza intrattenerci su la croce di S. Leonzio nel secolo IX, e su i sepolcri de’ nostri Duchi scolpiti dal Cosentino e dal Fio-