Pagina:Notizie del bello, dell'antico, e del curioso della città di Napoli.djvu/150

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che fusse in tutte le già dette province, e di questo regno se ne intitolò Re.

    di bassirilievi e di sepolcri, nelle quali opere trovasi sempre gran pregio di composizione, purgatezza di disegno e nobità di forme. Egli meritamente vien riputato il Michelangelo della scuola napolitana, la quale avrà sempre in onore cotanto maestro.
       Fu grande emulo del Merliano Girolamo Santacroce, il cui raro valore ben appalesano le opere che ci lasciò in diverse chiese e con ispezialità in quelle di Montoliveto e di S. Giovanni a Carbonara. Annibale Caccavello e Domenico d’Auria furon contemporanei e discepoli del Merliano; entrambi eccellenti sostenitori del gran lustro della nostra scuola. Ad esse succede Michelangelo Naccarini, e dopo di lui tanti altri ne vennero, nelle mani de’ quali l’arte si andò facendo esagerata e goffa, ed ora sta risorgendo a lustro novello.
       Pittura. Nel lungo periodo di decadenza in cui stette quest’arte nobilissima, essa poco o malamente si esercitò appo noi, e i nomi degli artisti che di raro ci vengon ricordati in tutti i secoli di barbarie nelle scarse ed inesatte notizie che abbiamo su le arti di quell’età, o son favolosi o son poco meritevoli di considerazione. Delle opere dì costoro appena rimane qualche avanzo negli affreschi che veggonsi ancor mezzo spariti nell’ingresso maggiore delle nostre catacombe. Di maniera che ci facciamo di slancio a parlare del primo periodo, che ebbe presso noi l’arte del dipingere; e questo fu nella seconda metà del secolo XIII, quando nacque a bene dell’arte il primo de’ nostri pittori che meriti particolare attenzione, Tommaso degli Stefani, venuto al mondo nel 1231 e morto nel 1310. Sono sue opere le composizioni a fresco della cappella dei Minutoli nel duomo, ricche di figure e piene di spirito. Ma l’arte ancora gretta e fanciulla cominciò a dirozzarsi dopo gli impulsi qui ricevuti dal Giotto, il quale, chiamatovi dal gran Roberto a fregiar di sue preziose opere la magnifica chiesa di s. Chiara, il palazzo di giustizia e le regali stanze, fu di gran lume alla mente del nostro Simone e degli scolari di lui, che allor qui privi di buoni esempi si affaticavano a trattar colori. A’ quali appalesò que’ modi nuovi di praticar l’arte che a lui aveano suggerito la natura e la sperienza. Costoro adoperando i pennelli spianaron la tanto ardua via