Pagina:Notizie del bello, dell'antico, e del curioso della città di Napoli.djvu/16

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ma vivevano sotto d’una logge, sotto d’un governo, ed era un popolo, come attestato viene dagli antichi scrittori 1.

    accennato quanto se ne dice in proposito, affinchè il lettore possa di per se considerare ciò che sembra contenere più di possibilità, ed alla sentenza migliore attenersi.

  1.    La fondazione di Napoli è avvolta, come si è detto, tra favolosi racconti, de’quali sarebbe lungo formar discorso; e come oscura ch’ella è, in noi desta riverenza, quale cosa dall’antichità consacrata. Secondo Strabone, Livio, Lutazio ed altri autori, spesso incerti, talora fallaci a determinarla, ella è dovuta ad alcuni drappelli de’Calcidesi-Euboici che avevano innalzata Cuma verso l’anno 1053 avanti l’Era volgare. L’amenità del suo cielo, e la fertilità del suo suolo ne attrassero altri in quantità tale, che temendo i Cumani di veder presto spopolala la patria loro, determinarono di atterrarla. Nell’atto dell’esecuzione furono travagliali da fierissima pestilenza; e ricorsi tosto all’Oracolo, fu loro imposto di edificare altra città che chiamarono Neapolis cioè città nuova, ripristinandovi il culto della Sirena. Per siffatta distinzione fu l’altra appellate Palaepolis, cioè città vecchia. E a tanto essi adempirono; siccome dagli storici e da parecchi numismatici monumenti impariamo, che in varia ortografia grecamente ci offrono. Inb seguito altri stranieri giungevano alla città nostra, cioè Calcidesi, Pitecusani, ed Ateniesi; talchè anche per questi nuovi abitatori fu conveniente che Napoli si chiamasse. L’Ateniese Diotimo fu appunto quello che ad onor di Partenope istituì il corso delle fiaccole, la Lampadodromia, giuochi di che i Napolitani, come quelli che i campi flegrei abitavano, pigliaron diletto, e che con magnifica pompa celebrarono annualmente. Se non che la città nuova in altro sito più bello sorgeva, ma non molto dalla distrutta lontano, la quale, dappoichè vi si trasferirono alcuni degli stessi Cumani, fu necessità chiamar l’altra, come dicevamo, la città vecchia. Perciocchè, se a spegnere la peste originata dalla distruzione di Partenope essi dovettero ristabilire il culto della diva, edificando Napoli poco distante dalla smantellata città, non poterono certamente vietare, che le famiglie superstiti della ciità vecchia vi ritornassero, custodite