Pagina:Notizie del bello, dell'antico, e del curioso della città di Napoli.djvu/213

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S’uniscono nel modo già detto gli uomini dell’ottina,

    li fece entrar di notte in un acquidotlo designato da’ muratori, mentre egli ordinava un nuovo assalto alle mura ad oriente. Quaranta furono i primi guerrieri che usciron per un pozzo, i quali, occupato una porta della città, inalberarono su una torre la bandiera aragonese. Allora Alfonso, rinnovando gagliardissimamente le pruove, insieme a’ suoi ruppe quella porta, a cui soccorsero gli altri usciti dell’acquidotto, ed entrò in Napoli a’ 2 dì giugno dell’anno 1442, quasi nel modo che nove secoli innanzi eravi entrato Belisario. Renato foggi la mal difesa terra, la quale solamente per quattro ore sofferse il sacco, essendo stato il nuovo Re sollecito d’impedirlo per tempo.
       La città di Napoli deriva il suo maggior lustro da Carlo I, il quale anche innanzi che avesse perduto la Sicilia, la rendette metropoli del reame: però durante la dominazione angioina, per ciò che spetta ad ogni ragione delle belle arti del disegno, divenne siffattamente chiara ed ornata, che anche oggidì mostra all’ammirazione universale singolari e non più emulati modelli di arte. Nelle sue mura accolse supremi tribunali; altri nuovi ne vide sorgere, tra cui la famosa corte del vicario, appresso detto della vicaria, istituita da Roberto il saggio, e meglio ordinala da Giovanna II: i quali tribunali decidendo in ispezialità sopra molte ragioni, ed in grado di appello in tutto ciò che ad appellazione era soggetto, ricondussero qui la somma delle civili e criminali faccende di tutto il reame; cui provvedevasi non pur con le antiche leggi, ma con altre de’ nuovi Re che a’ lor tempi si dissero, all’uso di Francia, capitolari; e per ciò che spetta alle forme, regolavansi con riti e maniere di decisioni emesse dalle corti superiori, che acquistavano autorità di legge. Incremento maggiore ebbe la feudalità, e per la nuova nobiltà francese venuta con Carlo, e per le larghezze di lui e de’ suoi successori che avevan mestieri di far numerosa la lor parte, e per le vendite di feudi e di titoli, operate dal bellicoso Ladislao, e per il gran numero di cavalieri, che ad esempio de’ Re Normanni e Svevi, ebbero dagli Angioini il cingolo militare. Nella città, prima di questo ultimo Re, eran diciassette le famiglie nobili di seggi napolitani che possedessero feudi e castelli; dopo la morte di Ladislao già erano ammontate a quarantuna.