Pagina:Notizie del bello, dell'antico, e del curioso della città di Napoli.djvu/223

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I Consultori similmente dalli cinquantotto Procuratori sono

    e per averla più prestamente in potere, ruppe l’acquidotto della Bolla che menava dentro le mura. Egli ignorava quanto periglioso era tornato lo stesso spediente ad Arrigo Svevo quattro secoli innanzi. Napoli per l’abbondanza delle polle interne non ne ebbe a patir molto, ma immenso e spaventevole danno scese sul campo de’ reali; imperocchè le acque, divertite dal canale, allagando impaludarono in que’ dintorni, e corrotta però l’aria, si levò micidiale epidemìa, la quale, raddoppiata di forza per la peste, che già serpeggiava dentro e fuori di noi, tracollò subitamente la fortuna del Re di Francia, stremando le sue milizie, e conducendo a morte lo stesso condottiero Lutrech, il quale lasciò il suo nome al poggio, dove aveva alzato i padiglioni nella speranza di ottener vittoria.
       Non negarono gli storici a Don Pietro di Toledo altissimo ingegno a governare uno Stato; nondimeno se potesse per avventura rivocarsi in dubbio l’eccellenza della sua virtù politica, ne farebbe giudizio la rivoltura che cagionò in Napoli alla metà del secolo XVI, quando, confidatosi troppo ne’ suoi primi accorgimenti, e sconoscendo l’indole de’ Napolitani, intese a stabilir tra noi il tribunale del Santo Officio. Egli non trovando da provvedere altrimenti sopra i fatti di due frati Luterani qui venuti, dove non era loro da coglier gran frutto, attesa la fermissima credenza e la fedeltà napolitana, rapportatone a Cesare, ed affermativamente avendone avuto risposte, ottenne da Roma un breve d’introduzione al Sant’Officio, ed al 1547 il fece affiggere alla porta del Duomo. Il cartello, svelato in una volta i divisamenti del Vicerè, produsse una mormorazione, un tumulto, una rivolta. A capo di essa si pose Tommaso Anello da Sorrento, capitano di piazza (specie di ufficial municipale), il quale rappresentava l’opinione di tutto il popolo. Corsero furiosi all’Arcivescovato, e con altissime grida lacerarono la scritta: nondimeno i capiparte furon citati davanti a Geronimo Fonseca, reggente della Vicaria. Ma il popolo accorse a Castelcapuano, e, prorompendo in imprecazioni e minacce, domandava il suo Masaniello. Il pericolo consigliò il reggente di condursi a prender parere dal Vicerè in Castelnuovo. La sua tardanza ingenerava sospetto, cresceva il tumulto, e quando la campana di S. Lorenzo, dove

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