Pagina:Notizie del bello, dell'antico, e del curioso della città di Napoli.djvu/226

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I cinque Eletti delle piazze nobili che sono annuali,

    che, empirono la città di saccheggi, di fuoco e di uccisioni. Masaniello divenne il capo de’ ribelli, e sotto il comando di lui, Napoli ottenne dal Duca tutte le grazie e le franchigie concedute dal Re Cattolico e dall’Imperial suo nipote; e ciò con pubblici capitoli, fatti ad istanza del Cardinale, ne’ quali il Vicerè dichiarava il sedizioso tribuno capitan generale del popolo. Non però cessarono le pubbliche calamità: Masaniello, ebro della sua dittatura, non si seppe guardar da’ traditori, seme che germina vigorosamente ne’ tumulti degli Stati; onde, fattasi una rivolta contro lui, si vide perduto. Fuggì nella chiesa del Carmine, e dal pergamo prese con alta voce a ricordare al popolo quanto avea fatto per esso; ma ciò non valse, e fu costretto a riparare e nascondersi sul primo ordine del campanile, dove un Cataneo, un Ardizzone e un Dama, tre fuorbanditi raccolti dal Duca di Maddaloni, avendolo scoperto, lo posero a morte. Il capo di lui, troncato dal busto, fu in cima ad una picca portato come in trionfo per la città, e veduto e deriso da quella medesima plebe, la qual poche ore innanzi e per nove dì l’aveva acclamato e seguito. Pure questa stessa plebe, due giorni dipoi, tumultuando nuovamente per la mancanza del pane, ricordatasi di Masaniello, passò subitamente dall’odio all’amore, e, tolto il teschio reciso dalla porta Medina, dove trovavasi esposto, lo unì al corpo, che giaceva ancora insepolto nella piazza di Mercato, e fattegli solenni esequie, lo seppellì con molta pompa nella chiesa del Carmine; quindi ritornò al saccheggio ed alle uccisioni. E benchè giungesse D. Giovanni d’Austria con promesse di grazie e di perdono, si volse piuttosto al Duca di Guisa, discendente dagli Angioini, il quale, in pomposi titoli simulando la sua ambizione, si fece eleggere Duca della nuova repubblica napolitana. Nondimeno D. Giovanni non si smarrì nelle difficili condizioni in cui si trovava: rimandato in Ispagna il Duca d’Arcos, autore odiato di tanta sventura, qui veniva il Conte d’Ognatte, sperandosi che il popolo, ritornando al dovere, non più infellonisse contro un nuovo Vicerè. Ma il popolo dimostravasi ostinato, tanto più che una flotta francese offerivasi a pro del Duca di Guisa. Ad impedire che le nuove milizie pigliassero terra, molte furono le opere di D. Giovanni, contro le quali