Pagina:Notizie del bello, dell'antico, e del curioso della città di Napoli.djvu/228

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Convento di S. Lorenzo, che detto viene il Tribunal della

    prestavano gli eserciti a decidere la gran lite. In Napoli la plebe era indifferente; i patrizi, amanti dell’Austria, fecero mal viso; perchè concordatisi con Cesare nelle speranza di aver reame indipendente, assemblee meglio costituite, nuovi privilegi, titoli e terre, convennero insieme in una congiura, che fu della di Macchia dal Principe di tal nome, che, giovane, povero, loquace, ambizioso, aveva tutte le qualità per menarla arditamente innanzi. Il Vicerè n’ebbe indizio per lettere intercette: cominciavano le carcerazioni e le condanne; però i congiurati, precipitando le mosse, levaronsi a subito tumulto nel 1701. Fatta inutile opera alle porte del Castelnuovo, la turba furiosa irruppe per le vie più affollate, sperando di levare il popolo a rumore: ma il popolo ricordò che i patrizi lo avevano nella congiura di Masaniello abbandonato solo e senza difesa al rigore del Vicerè d’Ognatte, e volle vendicarsi dì essi, alteratamente ricusando di entrar ne’ loro fini. Pure la città non fu esente dalle rapine e dalle uccisioni. I castelli tuonavano a morte, le ciurme delle galee, discese ed armate, assaltavano la torre di Santa Chiara, occupata da’ patrizi per inalberarvi la bandiera Imperiale; ed espugnatala, facevano strage de’ congiurati. Macchia ed alcuni fuggirono; altri molti vennero prigioni. E della tentata rivolta nulla rimase che una memoria, alla qual soccorse la clemenza di Filippo, che, venuto in Napoli, rimise le colpe di maestà, dette titoli a nobili di sua parte, abolì molte taglie, donò alquanti milioni di ducati al fisco, dimostrandosi a tutti benigno e piacevole. Il clero, i baroni e il popolo decretarono in segno di gratitudine un dono al Re di trecentomila ducati, e che si alzasse in bronzo una statua equestre nella piazza maggiore della città.
       Ancora ad un solo Vicerè di Filippo obbedì Napoli nel Duca di Ascalona, il quale al 1708 ceder dovette il luogo a’ Vicerè Austriaci, che sino al 1734, in numero di dieci, si succedettero rapidamente nel governo delle cose nostre: essi furono il Conte di Martiniz, il Conte Daun due volte, il Cardinal Grimani, il Conte Borromeo, il Conte di Gallas, il Cardinale Scrattembach, il Principe Borghese, il Cardinale di Althann, il Conte di Harrach, il Balì Portocarrero (solo Luogotenente), e Giulio Visconti. Co-