Pagina:Notizie del bello, dell'antico, e del curioso della città di Napoli.djvu/43

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 45 —

molla diligenza lavorati; e fu tirata sino sotto al monastero di S. Gio. a Carbonara, ricca di molte torri. Non fu però terminata, per la morte, che al detto re sopravenne.

    archi del medesimo, che poscia nella costruzione de’ nouvi edificii furono abbattuti. Proseguiva poscia il suo cammino per la collina della Stella, e giungeva alla taglia di S. Anello come dice il Lettieri ove vicino la porta di Costantinopoli si staccava un ramo che entrava dentro Napoli, ed un altro che, costeggiando il monte di S. Eramo per dietro la Trinità degli Spagnuoli e per sopra Pizzofalcone, si dirigeva a Pozzuoli.    Chi fosse l’autore di questa insigne opera non è ancor determinato tra gli eruditi. Alcuni l’attribuiscono all’Imperatore Claudio seguendo il Pontano (De Magnif. c. 9) che asserisce aver veduto alcune fistole di piombo col nome di Claudio trovate in alcuni tratti di questo acquedotto tra Baia e Puzzuoli; altri ne danno l’onore a Nerone seguendo l’autorità del Boccaccio, nel suo trattato (de Fluminib) che però non adduce alcuna pruova in sostegno di questo suo sentimento; altri l’attribuiscono ad Agrippa o ad Augusto, per chè costoro rimisero in uso i porti di Averno e Miseno, e quindi per approviggionare le flotte, che in quelli stanziavano, fecero condurre ancora da tanta distanza l’acqua in quei contorni; altri infine, dimostrando non essere verisimile che questo acquedotto fosse stato opera di costoro, crede piuttosto che venisse fatto o da Traiano o da qualche altro Imperatore posteriore a Tito; o anche dal concorso riunito delle città, alle quali questo magnifico canale serviva. Or ammettendo le ragioni allegate per ismeniire le opinioni finora ricevute sull’autore di questa insigne opera, noi convenghiamo piuttosto nel sentimento del Canonico de Iorio non ha guari rapito al lustro della storia patria ed alla stima di quanti lo conoscevano. Egli avendo pel primo osservato, che negli archi de’Pontirossi e ne ruderi che s’incontrano ne’ contorni di Palma fra i pilastri vi si riconoscono vestigia di fabbrica più remota, sospetta, che questa avesse potuto essere opra anteriore alla conquista fatta ai Romani della Campania, poscia da costoro restaurata e, se così vuolsi, anche ampliata.    Posto ciò, venendo a trattare quel che più da vicino ci riguarda