Pagina:Notizie del bello, dell'antico, e del curioso della città di Napoli.djvu/48

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vende. La decima sesta e detta de’ Pulci, perchè presso di questa abitava una famiglia di tal nome 1.

  1. Farem qui rapido cenno come Napoli, tenuta in sommo grado d’estimazione e vagheggiata da tutti in ogni tempo, migliorò per uomini famigerati e possenti. Se non che pria di discorrerne l’ingrandimento, dalla sua fondazione fino a’ dì nostri, non fia vano il dir poche cose del suo porto, delle vie maggiori che in sezioni o quartieri la città dividevano, delle minori o vichi, e del suo antico ed altissimo muro.
       Napoli venne alla luce in forma di città, perchè munita di mura e di torri, come era mestieri che la edificassero que’liberi Cumani che disdegnosi de’ torti ricevuti dal maggior numero de’ lor concittadini, vennero presso Partenope a fondarsi una patria migliore. Sono ingegnosi ed amabili i patrii autori quando, per maggior decoro della loro città, si pongono studiosamente a disvolgere i volumi di Platone e di Vitruvio col fine di trovare in quelli la ragione onde Napoli fosse edificata sul colle ed a vista di mare; e nel primo trovano commendata la salubrità dell’aere in cosiffatte regioni, dove pon la sua repubblica; e nell’altro si apprendono al consiglio di eleggere sopra tutto luoghi collineschi, come più acconci ad essere fortificati e meglio muniti. L’antichissimo muro della città, se hai la mappa generale sott’occhio, puoi descriverlo siccome meglio si può argomentare tra le contraddizioni e i viluppi degli scrittori di topografia, da S. Giovanni Maggiore diritto all’ultimo chiostro di S. Agostino, e di qui, finchè non giungi al prossimo aspetto orientale di S. Angelo a Baiano, devi allogare una torre. In questo luogo è opinione più da accettare che sorgesse la remotissima rocca Falerea, come la chiamarono i Pelasgi in ricordanza di quella che ebbero abbandonato in Epiro: il quale nome tramutato in Falero, aggiustò credenza ne’ tardi autori di appartenere ad un argonauta, come dicemmo, fondator primo d’una città in questa contrada. La linea delle muraglie di levante a tramontana vuol esser tirata dal vico Baiano sino all’angolo a borea del Duomo, e piegando più a settentrione, giungerai al convento di Gesù delle Monache. Di quì, stringendoti più ad occidente, segna per S. Patrizia un altro angolo al capo di S. Agnello; donde in faccia, tendi una corda sino alla chiesa di S. Pietro a Maiella.