Pagina:Notizie del bello, dell'antico, e del curioso della città di Napoli.djvu/74

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il circuito della città, principiando dal Carmine, e ti-

    e l’Orto botanico si vede decorato con robusta semplicità. Opera più solenne di questo Re furono i Reali Ministeri, compiuti col disegno di Stefano Gasse, ed il lunghissimo muro finanziero, che pigliando capo all’officina doganale de’Gigli, e girando pr’dintorni di Napoli, va a metter termine alla simile posta di Posilipo.
       Erano impertanto venute a male le costruzioni caroline, si per lo traffico. che in più luoghi ruppe la strada della Marina, sì per lo danno arrecato dalle onde, che per i guasti provenuti da’ tumulti popolari e dalle ultime vicende di guerra. Specialmente in pessime condizioni era la via della china occidentale del ponte della Immacolatella sino alla montata di Castelnuovo, erta, sbieca, dirotta in pozze e profonde rotaie. Il lato di terra bistorto e sconcio, grave alla vista e all’odorato; il verso di mare chiuso da alto e villano cancello di legno per evitare le frodi alla dogana, le cui officine stavan piantate in due trabacche di legno che rompevano la lunghezza del cancello. E quì per lo sbarco delle merci, e per gli uffizi ed il governo del mare, era un tumulto, un ingombro, da far disperare anche de’ necessari provvedimenti. Pure dal 1830 che Ferdinando II succedette al trono, per rara prontezza di efficaci partiti, colla rettificazione di vie, co’ ristoramenti d’intere contrade, e con opere pubbliche, la città va mutando interamente d’aspetto e noi per il titolo delle presenti pagine ci adopreremo a toccar in succinto di tutte le egregie opere condotte dentro le mura, le quali mentre attestano la solerzia del governo, fan prova delle felici condizioni cui si è recata l’arte di edificare, la qual finalmente uscita dalle stranezze del secolo passato, e ritornando alle forme de’ Greci e Romani, padri e maestri d’ogni maniera di bello, impronta le sue opere di quelle corrette ed eleganti sembianze che più non vedevi dal 500 a noi.
       Abbattute le vili casipole del Piliero, e riordinate in palazzi e simetrica forma, la strada verso il 1836 fu menata a dritta linea e molto ampliata verso il mare, il qual si chiuse con cancello di ferro, di cui non sapresti più lodare se la convenienza o la elegante semplicità. Con leggero pendio si toccò dalla Darsena il gran ponte carolino, il quale demolito del tutto, fu ricostruito con arco