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persuadente. Mi lusingo che non dispiacerà ai lettori di vederne riferito qualche saggio, che servirà pure a dimostrare la purezza e la forza della filantropia che divampava nella sua anima.
Nelle Riflessioni sull’Annona[1], dopo di aver dimostrato il mal uso delle largizioni elemosiniere che si fanno nelle città al questuante di professione, mentre il misero agricoltore è lasciato nell’abbandono, soggiunge: “Io non pretendo di ammortizzare quel benefico sentimento di compassione, che è la parte più sacra e nobile dell’uomo. Non pretendo che alcuno rendasi duro ai gemiti dei miseri cittadini. Pretendo soltanto di rendere illuminata la commiserazione, e avvisare che non si benefichi un cittadino col sagrificio crudele di otto contadini. Perda la mia mano il moto, e cessi io da scrivere prima che offenda la causa dell’umanità con alcuna opinione; la causa dei poveri e dei deboli è sempre stata, e lo sarà finchè io avrò vita, la causa per cui scriverò. Me felice, che sono nato e vivo sotto un governo in cui questa causa liberamente si difende ed è favorevolmente ascoltata!„
Altrove[2] dichiara i suoi principj politici ne’
- ↑ Parte II, pag. 148, ediz. prima di Milano, 1796.
- ↑ Meditazioni sull’economia politica, § XXIV in fine. — Si noti che la prima edizione di quest’opera è del 1771.