Pagina:Novella di Dioneo e Lisetta.djvu/19

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Morte mi date ognora
Che mi negate il vago e chiaro lume
Ove ’l cor mio dimora.
Che sia vostro voler ch’io mi consume?
Fa ch’io nol creda vostr’alma beltade,
Ch’esser non può che sia senza pietade.
Se a me, Donna gentile,
Che molto più che l’alma propria v’amo,
Non siete dolce e umile,
E se celate a me quel che sì bramo
Soave sguardo; chi mi darà aita,
Da voi nascendo ’l fin della mia vita?
Certo non si conviene
Tanta durezza al vostro dolce aspetto:
Delle mie tante pene
Che a voi giova, o mio sommo diletto?
A che negarmi, al fin, se mi vedete,
Quel che per sempre darmi sempre avete?
Alma cortese e pia,
Esempio di bellezza e di virtute.
Per cui cara ho la mia
Vita, che sol da voi spera salute,
Non fate le mie luci indegne e prive
Del lume onde ’l mio cor respira e vive.
Canzonetta, anderai
Dinnanzi a quella che ’l mio cor possiede