Pagina:Novella di Dioneo e Lisetta.djvu/21

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in mezzo ai pubblici luoghi appena troverebbe chi lo guatasse, nonchè altro? Ahi quanto è cieca la mente de’ miseri amanti! Era tanto e sì ardente l’amore di Dioneo, che non gli lasciava conoscer l’animo suo essere indovino; ma non passarono molte ore appresso, che il male avventuroso amante, della viltà e malvagità di Lisetta, e del presago cor suo chiaramente si avvide. Perciocchè la mattina seguente, essendo ito Dioneo alla Carità, non prima fue nella chiesa entrato che egli vide il Membruto (che così mi piace di chiamar quel mal nato) che dirimpetto a Lisetta una medesima Messa con esso lei udiva: la quale come fornita fu, Lisetta all’altar maggiore, dove prima andar Dioneo veduto avea, ad udirne un’altra se n’andò: lasciato colui nella chiesa, il quale a spiar si mise se Dioneo e Lisetta si guatassero o facessero alcun atto: di che avvedutosi Dioneo, e ricordandosi della sospezione che la mattina dinnanzi egli avea conceputa, ebbe per costante costui dovere essere amante di Lisetta. Perchè standosi tutto dolente, finita la Messa, egli vide Lisetta nello uscir del coro guardar il Membruto e tutta nel viso cambiarsi, còme intervenir suole a chi in qualche