Pagina:Novella di Marabottino Manetti.djvu/7

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V

NOVELLA

D’UN PIOVANO


VICINO A FIRENZE





Perchè sono cierto, magnifico Lorenzo di Piero de Medici, la umanità tua essere inclinevole a porgiere li orechi al parlare di qualunque a te benivole, et nelli loro ragionamenti grandemente dilettarti; io non avendo da ragionare teco cosa alcuna di grande a te degnia, mi proposi di sforzarmi quanto a me fussi possibile con qualche piacievole facietia dilettare el gieneroso tuo animo. Onde fra l’altre m’occorse una novella d’uno nostro ciptadino e prete di stirpe nobile, che io udii recitare da messere Agniolo dalla Stufa notabile cavaliere, in presenza del presente Duca di Calavria e di molti altri baroni; la quale lui diceva avere udita racontare dal S. Gismondo di Rimino; affermando lui averla intesa da Tommaso Alderotti uno de’ capi e guidatori di quella. Il perchè, avenga che la