Pagina:Novelle lombarde.djvu/333

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tarsi al ritorno, il signor Giuseppe dà al maggiore de’ suoi figliuoli la Borsa, affinchè distribuisca una lira per uno a’ suoi buoni cugini, per avvezzarlo, dic’egli, ad essere caritatevole coi poveretti. Quindi si salutano: — Addio, Peppo: — Sta bene, Piero: — Riverita, signora cognata: — Un milione di grazie, e Dio la conservi sano, signor zio»; quelli toccano innanzi fra la curiosità rispettosa e le scappellature di tutti i terrieri; gli altri rimangono contenti come pasque, e n’hanno di che parlare per un mese. La donna non rifina di descrivere a tutte le comari del vicinato il bel vestitino dei nipoti, e i nastri e la cuffia della signora cognata, che una eguale non l’ha neppure la moglie del commissario: Piero leva a cielo la degnazione di suo fratello: ai puttini grilla il cuore ricordando il gran carrozzone, i gran cavalloni del signor zio, che ha quattrini a cappellate: e mostrano in trionfo la lira, colla quale compreranno ciascuno una pezzuola dal primo merciajuolo che capiterà.

Così vivono differentemente i due fratelli: poi giunto il suo momento, fors’anche accelerato dagli stenti e da quel continuo fracassarsi le costole al telajo, Piero se ne va al Creatore, lasciando dietro sè la moglie con uno de’ figliuoli ancora al collo, e i più grandi che appena possono buscarsi il pane dì per dì. In sul morire egli dice a sua moglie: — Io non ho potuto lasciarti indietro nulla. Se è mia colpa, tu lo sai. Di quel poco avanzo sostenta i nostri figliuoli, allevali nel timor di Dio, e insegnali ad ajutarsi di per sè e contentarsi di poco. Ne’ bisogni, ricorri a Dio, che non è mai mancato nè a me, nè a chiunque lo ha invocato con fidu-