Pagina:Novelle rusticane (1885).djvu/101

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malaria 87

ruola in mano; ma fin lassù, dopo che il treno era svanito nelle tenebre, si udiva Cirino lo scimunito che gli correva dietro urlando, uuh!... E «Ammazzamogli» sulla porta dell’osteria buia e deserta pensava che per quelli lì la malaria non ci era.

Infine quando non poté pagar più l’affitto dell’osteria e dello stallazzo, il padrone lo mandò via dopo 57 anni che c’era stato, e «Ammazzamogli» si ridusse a cercar impiego nella ferrovia anche lui, e a tenere in mano la bandieruola quando passava il treno.

Allora stanco di correre tutto il giorno su e giù lungo le rotaie, rifinito dagli anni e dai malanni, vedeva passare due volte al giorno la lunga fila dei carrozzoni stipati di gente; le allegre brigate di cacciatori che si sparpagliavano per la pianura; alle volte un contadinello che suonava l’organetto a capo chino, rincantucciato su di una panchetta di terza classe; le belle signore che affacciavano ello sportello il capo avvolto nel velo; l’argento e l’acciaio brunito dei sacchi e delle borse da viaggio che luccicavano