Pagina:Novelle rusticane (1885).djvu/31

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il reverendo 17

è il diavolo che vi tenta per farvi perdere il sacramento della penitenza. Quando vi mettete a fare tutti quei figliuoli non ci pensate che son tante bocche che mangiano? E che colpa ci ho io poi se il pane non vi basta? Ve li ho fatti far io tutti quei figliuoli? Io mi son fatto prete per non averne.

Però assolveva, come era obbligo suo; ma nondimeno nella testa di quella gente rozza restava qualche confusione fra il prete che alzava la mano a benedire in nome di Dio, e il padrone che arruffava i conti, e li mandava via dal podere col sacco vuoto e la falce sotto l’ascella.

— Non c’è che fare, non c’è che fare — borbottavano i poveretti rassegnati. — La brocca non ci vince contro il sasso, e col Reverendo non si può litigare, che lui sa la legge!

Se la sapeva! Quand’erano davanti al giudice, coll’avvocato, egli chiudeva la bocca a tutti col dire: — La legge è così e così. — Ed era sempre come giovava a lui. Nel buon tempo passato se ne rideva dei nemici,