Pagina:Novellette e racconti.djvu/44

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34 novella xx.

l’altra. A questo atto levaronsi in piedi tutte le altre, senza però punto impacciarsi nella mischia. Stettero i due combattenti in quella zuffa qualche poco, ma con cautela: la donna, perchè temea di offendere la sua coscienza percuotendo l’oratore; e questi, perchè gli parea pure di uscire del grado suo e di perdere una porzione della sua gravità. E già partivasi borbottando; se non che dipartendosi, fra le parole che andava dicendo, alquante ne lanciò che uscirono fuori del linguaggio conveniente alla sua professione, e mescolava qualche vocabolo che non avea imparato sui libri di morale che avea studiati. Di che adiratasi un’altra della compagnia, mentre ch’egli avea già voltate le spalle e si era alcun poco allontanato, gli lanciò dietro una sedia e lo colse nella schiena. L’oratore voltatosi in furia, volendo pure cavare alcun frutto delle sue parole, colta la sedia di terra, si diede con essa in mano a trottare per uscir della strada e fare in questo modo la sua vendetta. Quando la vigorosa lanciatrice della sedia, accortasi dell’atto, gli si mosse dietro come uno sparviere, e il gridargli, Regolatore di coscienze, cane, tu se’ ladro; e pigliarlo pel collo con le ugne, fu una cosa sola. Egli si volta per azzuffarsi: la donna picchia; egli si difende, e tanto fece, che tutte l’altre si accesero come zolfanelli. Mossesi la squadra ad un tratto, e forse dodici gole si apersero insieme e ventiquattro mani e centoventi ugne furono in aria contro all’oratore, il quale, pettinato e concio, come può credere ognuno, appena potè scampare da tanta furia e salvarsi.


XX.


Donne frenate dal timore della Gazzetta.


«Voi mi avete raccomandato più volte che io vi scriva qualche novelletta, storia o altro, se ne pervengono a mia cognizione. Per compiacervi trascorro per la città come un bracco, e quando non posso