Pagina:Nuovo discorso proemiale letto nell'Accademia di Filosofia Italica (Mamiani).djvu/20

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
 
— 20 —
 


gli aromi, le spezie, i gioielli, le perle, i preziosi velli e gli altri tesori dell’Indie? Mi ridarete mezzo il possesso del golfo Arabico e legherete ai miei patti ed ai traffichi miei le strade e i porti d’Egitto? Rifaretemi voi signora dell’Arcipelago; ricondurrete le mie colonie nell’ultima Chersoneso e le stanzierete nel bel mezzo dell’invidiata Costantinopoli e sull’una e l’altra riva del Bosforo? [E protetti e perfezionati da scenza, armi e fatica.] Ma le dovizie e le industrie non pure son trapassate altrove e moltiplicate e quivi s’affinano a mano a mano e in portentosa maniera col sudore e l’arte d’innumerevoli generazioni, ma son difese e protette continuo con le spade e le flotte, e insieme da una solerzia vigilantissima sono in perfezione serbate. [L’Oriente ci è chiuso.] Altre bandiere venera e teme ora l’Egitto, altri naviganti il Nilo, altri visitatori quell’Istmo, altri padroni le Indie? Il suono dell’armi loro e il pondo di lor fama e potenza già si fa sentire e valere laddove appena rischiava d’imprimere alcuna orma il mio Marco Polo, ed anzi in quelle regioni medesime di cui solo per udita prendeva egli notizia e all’attonito emisfero la ripeteva

§ XXII. [L’America non ci appartiene.] Delle mie colonie veggo perduti persino i vestigi e spenta per poco eziandio la memoria, e le forestiere in quel cambio occupare da tutte parti i mondi novelli che il genio de’ miei figliuoli non per mio profitto scopriva. Una seconda Inghilterra, una nuova Spagna, un’altra Orléans, un’altra maggiore Olanda, una maggior Lusitania sorgono laggiù prosperevoli e copiose di città e di popoli. Ma non s’incontra borgata, per umile e angusta che tu te la finga, la quale sia segnata dal nome mio, o spieghi alcuno de’ miei vessilli, o da me si pregi di sortire l’origine, o faccia intendere i suoni e le voci della mia lingua. [La nostra lingua imprigionata nella penisola.] Dolcissima lingua che stillò nelle umane orecchie un’affatto inusata, anzi inaudita armonia e parve con Dante e gli altri stupendi dettatori appresso venuti meritare e salire a divini onori; e ciò non ostante, non la scorgete voi, miei figliuoli, necessitata a cedere luogo e dominio alle tanto men belle e meno illustri di lei? e mentre dalle plaghe settentrionali una loquela di schiavi procede innanzi dove la portano le tartare lance; mentre alla