Pagina:Occhi e nasi.djvu/118

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Ma l’amico più crudele di tutti è quello che aspetta l’autore fischiato all’uscio del teatro, e presolo a braccetto, si diverte a tormentarlo e a fargli male apposta, proprio come i ragazzi quando godono a strappare le penne agli uccellini vivi.

Difatti l’amico comincia a dirgli:

— Perchè ti scoraggisci così? Non ti vergogni? il pubblico ti ha fischiato; ma la tua commedia, per me, rimane sempre una gran bella commedia.

— Lo dici sul serio? — domanda il povero autore, ripigliando un pò di fiato.

— Per conto mio, lo dico francamente, è un capolavoro: c’è condotta, c’è intreccio, c’è azione, movimento, interesse....

— Mi pareva anche a me! — grida l’autore rincorato; eppure il pubblico!... Ma già il pubblico è una bestiaccia che soffre di simpatie e di antipatie. Ti ringrazio, amico, delle tue parole: tu mi confermi nell’idea che io sono stato fischiato ingiustamente, e che la mia commedia è buona.

— Adagio con quel buona; — soggiunge subito l’amico, dispiacente che il povero autore cominci a consolarsi del fiasco, — adagio con quel buona; diciamo discreta, e forse diremo bene. Ma una volta che il pubblico l’ha fischiata, ci vuol pazienza! Noi ci possiamo ingannare, ma il pubblico, caro mio, quando fischia, non s’inganna mai!

— Come? e non hai convenuto tu stesso che nella commedia c’erano delle buone cose?