Pagina:Occhi e nasi.djvu/208

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 207 —

gliani ebbe un altro avanzamento e, senza bisogno dei soliti esami, passò dalla categoria dei sigari da sette centesimi in quella dei sigari da otto centesimi e poi da dieci, con grandissima afflizione di spirito di tutti, specie del fumatore fiorentino: il quale, aggirandosi solitario e ramingo per l’aperta campagna, sfogava il suo dolore in questi pietosissimi accenti:

«Io non sono un uomo; parola d’onore! Non toccherebbe a me a dirlo, ma io sono una vera pasta di zucchero; e se nessuno finora mi ha visto sul banco di Castelmur o di qualche altro pasticcinaio, in mezzo alle sfoglie, ai mandorlati, alle creme e ai budini di riso, egli è perchè io mi pèrito a stare esposto al pubblico. Eppoi, a dirla qui fra noi, mi seccherebbe a essere mangiato croccante! Fino a esser bevuto, pazienza!

Io non ho milza, nè fegato, nè fiele.

Dacchè sono al mondo, posso dire che sono stato sempre in pace con tutti: col creatore e colla creatura.

Non ho mai avuto nè odj, nè rancori, nè antipatie per nessuno: anzi, posso giurare qui, come se fossi con tutte e due le mani sul Vangelo, che ho sempre lodato tutti, sempre glorificato tutti, sempre detto bene di tutti. Basti, fra le altre, che un giorno senza avvedermene, mi scappò di dir bene perfino dell’esattore delle tasse, e questa cosa dispiacque tanto al mio padrone di casa, che andato su tutte le furie mi applicò, a titolo di reprimenda, la punta del suo stivale in quella parte della persona, dove le reni