Pagina:Occhi e nasi.djvu/58

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


Gl’inconsolabili




È il giorno dei morti: giorno, come vuole il calendario romano, di pubblico lutto e di mestizia universale.

Il sole, invece, svegliatosi di buon umore, si diverte a illuminare di una luce gaia e bianchissima i comignoli dei tetti, le pergamene delle cupole e le punte dei campanili, che toccheggiano a funerale.

Ma chi bada più in oggi ai capricci del sole? Questo splendido egoista che, a dispetto di Galileo, si leva e si corica tutti i giorni con la monotona regolarità d’un impiegato in riposo, non ha mai voluto saper nulla nè dei nostri dolori, nè delle nostre allegrezze. E fa bene: lui sta lassù, noi quaggiù, e ognun per sè e Dio per tutti, come dice il proverbio, quel sapientissimo proverbio sul quale riposa la mirabile armonia di tutto il creato.

Fin dai primi albóri comincia per le vie della città un fremito di vita, un movimento insolito,