Pagina:Odi di Pindaro (Romagnoli) I.djvu/264

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


Odi di Pindaro (Romagnoli) I-0264.png



La ricchezza può molto, quando la possiede un uomo virtuoso: e virtuoso fu Arcesilao sin dal principio della sua vita, e usò moderatamente del suo potere: si che i Numi gli han sempre concessa ogni beatitudine, ed ora la vittoria a Pito (1-24).

Adesso, faccia buon viso a chi gli procurò la vittoria, a ,Càrroto, che non torna vinto, con più o meno cavillose giustificazioni, ma seppe trionfare fra il crollo di quaranta cocchi rivali, mantenendo illeso il proprio, con tutti gli arnesi, che poi consacrò al Nume delfico, appendendoli nel suo santuario, vicino ad un arcaico idolo di legno offerto dai Cretesi. A Càrroto il poeta volge anche direttamente le sue felicitazioni (24-46).

Nessun uomo sarà felice sempre. Cosí la sorte dei Battiadi fu varia. Pindaro ne ricorda alcune fasi, risalendo ad un periodo della leggenda libica anteriore alla venuta di Batto. Nel suolo ove poi sorse Cirene, migrarono i Troiani dopo la caduta della loro città; ed essi fecero buona accoglienza ai Mini, i quali vennero da Tera condotti da Aristotele, il quale poi, con nome indigeno, fu chiamato Batto, cioè sovrano (90-99). Gli indigeni si opposero; ma sino i leoni fuggirono dinanzi a Batto: cosí volle Apollo, autore dei noti responsi intorno ai Mini (v. 64-80).

Ed ora la città è sotto la protezione di quegli antichissimi