Pagina:Odi di Pindaro (Romagnoli) I.djvu/268

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ODE PITIA V 231


valle del Nume
addusse: pendono dentro la stanza
ch’à di cipresso pareti, presso
la statua, sculta da solo un tronco
che all’aula delfica diêro i Cretesi saettatori.


Antistrofe

Dunque, chi bene ti fece, accogliere
convien con animo benigno. O Càrroto,
o d’Alessibio
figlio, le Càriti dal crine d’oro
di luce avvampano
te fortunato,
che, dopo gravi pene, riscuoti
di celeberrime
laudi ricordo, che fra quaranta
piombanti aurighi, con cuore impavido
salvato il cocchio, torni dai fulgidi
ludi alla patria Cirene, torni di Libia al suolo.


Epodo

Uomo non vive da pene immune, né mai vivrà:
con vece alterna dura l’antica
sorte di Batto:
di Batto, fulgida per gli stranieri
pupilla, torre per la città.
Sino i leoni dal rugghio orribile
fuggir sgomenti lui, poi che addusse
di là dal mare straniera lingua: