Pagina:Odissea (Pindemonte).djvu/199

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184 odissea

E di porpora là tingonsi, e d’oro.
Ma del giardino in sul confin tu vedi170
D’ogni erba, e d’ogni fior sempre vestirsi
Ben culte ajuole, e scaturir due fonti,
Che non taccion giammai: l’una per tutto
Si dirama il giardino, e l’altra corre,
Passando del cortil sotto alla soglia,175
Sin davanti al palagio; e a questa vanno
Gli abitanti ad attignere. Sì bella
Sede ad Alcinoo destinaro i Numi.
     Di maraviglia tacito, e sospeso
Ulisse colà stava; e visto ch’ebbe180
Tutto, e rivisto con secreta lode,
Nell’eccelsa magion ratto si mise,
Trovò i Feaci Condottieri, e Prenci,
Che libavan co’ nappi all’Argicida
Mercurio, a cui libar solean da sezzo,185
Come del letto gli assalia la brama;
E innanzi trapassò dentro alla folta
Nube, che Palla gli avea sparsa intorno,
Finchè ad Arete, e al suo marito giunse.
Circondò con le braccia alla Reina190
Le ginocchia; ed in quel da lui staccossi
La nube sacra, e in vento si disciolse.
Tutti repente ammutoliro, e forte