Pagina:Odissea (Pindemonte).djvu/209

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194 odissea

     Gioì a tai detti il pazïente Ulisse,
E, le braccia levando, O Giove padre,420
Sclamò, tutte adempir le sue promesse
Possami Alcinoo! Ei gloria eterna avranne,
Ed io porrò nelle mie case il piede.
     Queste correan tra lor parole alterne.
Ma la Reina candida le braccia,425
Arete, intanto alle fantesche impose
Il letto collocar sotto la loggia,
Belle gittarvi porporine coltri,
E tappeti distendervi, e ai tappeti
Manti vellosi sovrapporre. Usciro430
Quelle, tenendo in man lucide faci,
Il denso letto sprimacciaro in fretta,
E rientrate, Sorgi, ospite, or puoi,
Dissero a Ulisse, chiuder gli occhi al sonno:
Nè punto al forestier l’invito spiacque.435
Così ei sotto il portico sonante
Là s’addormia ne’ traforati letti.
Alcinoo si corcò del tetto eccelso
Ne’ penetrali; e a lui da presso Arete,
La consorte real, che a sè, ed a lui440
Preparò di sua mano il letto, e i sonni.