Pagina:Odissea (Pindemonte).djvu/325

Da Wikisource.
310 odissea

Ricco di vaga, e di lui degna prole,
Di Nestore, di Cromio, e dell’eroe370
Pericliméno; e poi di quella Pero,
Che maraviglia fu d’ogni mortale.
Tutti i vicini la chiedean: ma il padre
Sol concedeala a chi le belle vacche
Dalla lunata spazïosa fronte,375
Che appo sè riteneasi il forte Ifícle,
Gli rimenasse, non leggiera impresa,
Dai pascoli di Filaca. L’impresa
Melampo assunse, un indovino illustre:
Se non che a lui s’attraversaro i fati,380
E pastori salvatichi, da cui
Soffrir dovè d’aspre catene il pondo.
Ma non prima, già in sè rivolto l’anno,
I mesi succedettersi, ed i giorni,
E compiêr le stagioni il corso usato,385
Che Ifícle, a cui gli oracoli de’ Numi
Svelati avea l’irreprensibil vate,
I suoi vincoli ruppe; e così al tempo
L’alto di Giove s’adempiea consiglio.
     Leda comparve, da cui Tindaro ebbe390
Due figli alteri, Castore, e Polluce,
L’un di cavalli domatore, e l’altro
Pugile invitto. Benchè l’alma terra