Pagina:Odissea (Pindemonte).djvu/349

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334 odissea

Leghino, e i piedi stringanti, e le mani:
Perchè il diletto di sentir la voce70
Delle Sirene tu non perda. E dove
Pregassi, o comandassi a’ tuoi di sciorti,
Le ritorte raddoppino, ed i lacci.
Poichè trascorso tu sarai, due vie
Ti s’apriranno innanzi; ed io non dico,75
Qual più giovi pigliar, ma, come d’ambo
Ragionato t’avrò, tu stesso il pensa.
     Vedrai da un lato discoscese rupi
Sovra l’onde pendenti, a cui rimbomba
Dell’azzurra Anfitrite il salso fiotto.80
Gl’Iddj beati nella lor favella
Chiamanle Erranti. Non che ogni altro augello,
Trasvolarle non sanno impunemente
Nè le colombe pur, che al padre Giove
Recan l’ambrosia: la polita pietra85
Sempre alcuna ne fura, e della spenta
Surroga in vece altra colomba il padre.
Nave non iscampò dal periglioso
Varco sin qui: chè de’ navigli tutti
Le tavole del pari, e i naviganti90
Sen porta il vincitor flutto, e la pregna
Di mortifero foco atra procella.
Sola quell’Argo, che solcava il mare,