Pagina:Ojetti - Alla scoperta dei letterati.djvu/122

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104 e. a. butti

noi tre parlammo d’arte. Né io rammento d’aver mai parlato d’altro con Enrico Butti.

Ma verso sera seduti sotto il muro d’un orto, guardando il lago aperto e nebbioso di tra i pioppi fruscianti, noi due soli avemmo il colloquio più ordinato. Era il lago nebbioso come sempre è sotto il crepuscolo; i monti in faccia non avevano alcuna apparenza di solidità, ma si ergevano come grandi scenarii piatti, di un bel cobalto fluido; scintillavano senza irraggiamento i lumi bassi d’Intra e di Stresa; l’apertura del golfo di Pallanza era invisibile; sotto il cielo ancora vivido d’oro il lago placidissimo aveva lunghe strie color di zaffiro e color di topazio, come una immensa serica stoffa opaca. Ed Enrico Butti che è magro e pallido e ha i baffi fieramente rialzati e una lunga barba castagna rettangolare, così diceva:

— Io sono un ottimista e spero nel risorgimento della letteratura nostra non solo, ma anche d’ogni altra funzione artistica e sociale d’Italia. E una ragione