Pagina:Ojetti - Alla scoperta dei letterati.djvu/130

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112 e. a. butti

che deve essere rappresentata, io ti dichiaro subito che non lo credo e non lo spero. Ha tali necessità meccaniche che non si può mettere alto nella scala estetica; e poi è e sarà sempre umiliato dal suo giudice naturale, che è la folla. Questa non si divertirà mai all’infuori che ai drammi sanguinosi e alle farse più scipite; i suoi gusti sono assai simili ai gusti del selvaggio; ad essa piace di commuoversi o di ridere, e non ha commozioni se non al conspetto di fatti grossolani, di spettacoli enormi e violenti. La critica teatrale non vale molto di più della folla, da cui attinge quasi sempre impressioni e criteri: è fatta (salvo le solite eccezioni) da gente ottusa, incolta, acida, che scrive per guadagnarsi il pane, e se lo guadagna a dispetto dell’arte e del buon senso. Come vuoi che il teatro, giudicato dalla folla e dal giornalismo (da questo implacabile nemico della letteratura) possa competere col romanzo il primato delle opere estetiche?

— Ma tu hai pur fatto anche del teatro?