Pagina:Ojetti - L'Italia e la civiltà tedesca, Milano, Ravà, 1915.djvu/23

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cercare il centro verso il quale un bisogno irresistibile mi spingeva. In questi ultimi anni questo bisogno era divenuto una specie di malattia dalla quale solo la vista e la presenza reale di Roma potevano guarirmi. E solo adesso qui a Roma, i miei amici e il mio paese mi ridiventano cari e il ritorno desiderabile: tanto più desiderabile perchè so che tutti questi tesori non li riporterò in patria per me solo ma che essi saranno per me e per gli altri, attraverso a tutta la vita, una direzione e uno stimolo.» E poco dopo scrive: «Ora son qui tranquillo e pacificato, spero, per tutta la vita.» E ancora più esattamente: «Lo spirito qui a Roma giunge a una serietà senza aridità, a una specie di calma mista di gioia.»

Ma bisognerebbe rileggere tutto il suo Viaggio in Italia per vedere il miracolo che Goethe osò sperare e in parte seppe ottenere con quel suo viaggio; che poi, anche quando il suo corpo fu tornato in Germania, continuò pel suo spirito, si può dire, tutta la vita. Il miracolo fu di compiere su sè stesso per forza di desiderio e di volontà quella prova e quel rinnovamento che, in ritardo di più che trecento anni, lo spirito tedesco non aveva ancora saputo o potuto compiere: il Rinascimento, — far cioè risorgere non solo fuori di noi ma dentro di noi per forza di dottrina e d’amore l’antichità classica greca e romana e il suo ordine sereno ed eterno, — spingere in un esilio volontario dalla propria angusta patria, Weimar per Goethe o magari Firenze per Dante, la propria anima a quella concezione libera e umana che fece esclamare a Dante la sua patria essere il mondo, e che fece ripetere a Goethe cinque secoli dopo la stessa parola, — trovar la bellezza nell’armonia, nella proporzione, nella misura, — raggiungere insomma quell’universalità olimpica e quell’ordine sereno e durevole e quasi divino che è proprio, non certo della vita quotidiana di noi latini, ma delle opere tipiche e somme del genio latino, e che prima e dopo Volfango Goethe è stato ed è ignoto alla letteratura, all’arte, alla politica tedesca.