Pagina:Ojetti - Mio figlio ferroviere.djvu/111

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sottoprefetto decifrò da sè il telegramma con cui Sua Eccellenza il sottosegretario di Stato agl’Interni gli permetteva di fare uscire “con le dovute precauzioni” la truppa, e s’accordò col colonnello dei bersaglieri che da due ore stava sbadigliando e fumando lì in prefettura senza che la prefettessa gli avesse offerto altro che un cicorioso caffè, e quattro autocarri uscirono dalla caserma, con una mitragliatrice e dieci uomini in ciascun carro, il rombare degli autocarri era (mi si perdoni l’iperbole) superato dal ronfare di quelli che dormivano, magari per strada, la testa sopra un paracarro. Vegliavano solo i saccheggiati, e quelli che ancóra temevano d’esserlo, e quelli che nelle case si consigliavano sul modo più provvido per nascondere l’insperato bottino. Gli autocarri rientrarono verso mezzanotte. Ma la città restò sorvegliata da pattuglioni di quattro uomini e un graduato. All’aurora queste misure rassicuranti erano così note a tutti i cittadini che i requisitori ridesti pensarono bene d’andare a visitare la campagna e le ville senza scomodarsi ad andare troppo lontano, perchè di luglio, nonostante l’ora legale, alle dieci il caldo è già fastidioso. Alle dieci, avvertiti dai primi messaggeri dei nuovi saccheggi fuori dalle mura, mentre i requisitori già si separavano e alla spicciolata rientravano in città per riposarsi all’ombra, uscirono puntualmente dalla porta i detti quattro autocarri di bersaglieri. Sarebbe stato il caso di ricominciare in città il lavoro di semplificazione delle vendite e di stabilire definitivamente,