Pagina:Ojetti - Mio figlio ferroviere.djvu/113

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


solite tasse: forse sono il doppio dell’ultimo bimestre. Guardate l’orologio: forse finisce l’ora legale, forse ricomincia l’ora solare. Impostate una lettera: forse è meglio affidarsi alla telepatia. E da voi umile e anonimo cittadino, su su fino al governo del Re, tutti alla mercè dell’Imponderabile. L’impreveduto, nei fatti speciali che vengo, lettor mio, ricordando, fu che i locali della Camera del Lavoro erano troppo angusti per contenere tanto bottino. Olio, scarpe, vino, tabacco, prosciutti, sete, polli, liquori, merletti, grano, conigli, farina, baccalà, camicie, occupavano ormai anche la stanzetta del segretario, dal pavimento al soffitto, tanto che non si riusciva più ad aprire le finestre per mettere fuori la bandiera rossa, e si dovette chiedere a due dei pompieri iscritti di salire (vestiti in borghese) sopra una scala perchè il simbolo della libertà, con la falce e col martello inghirlandati nel modo che sapete, potesse sventolare da lassù tra gli evviva. Ma ancóra questo era prevedibile. Il peggio si fu che, senza avvertire il sottoprefetto, i carabinieri tornati da Fiori cominciarono le perquisizioni. Tre piccole perquisizioni in tutto; lo si seppe poi. Ma la minaccia spaventò borghesi e proletarii a tal punto che il sottoprefetto ordinò al capitano dei carabinieri di sottoporgli la lista delle case e degl’inquilini che voleva perquisire, prima di perquisirli. Il giorno dopo, a veder passare nella città tranquillissima quei quattro fragorosi autocarri coi bersaglieri traballoni e le mitragliatrici incappucciate,