Pagina:Ojetti - Mio figlio ferroviere.djvu/217

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dieci minuti un usciere in redingote venne a parlarci: – Due minuti, e Sua Eccellenza è da loro. – Se fossimo stati due ricchi agonizzanti in attesa d’essere salvati da un medico principe, non ci avrebbero usate maggiori premure. Io cercavo intanto di spiegare al mio mentore l’annosa questione della cappella dell’ospedale. Ma egli non ne voleva sapere. — Parli lei, parli lei. È affare suo. Vedrà che dirà súbito di sì. E finalmente entrammo. — Caro Pazzotti, perdonami se t’ho fatto aspettare. C’era uno della Real Casa: una noja.... In che posso servirti, caro? Fumi? Lei è dottore? Ah benissimo, caro dottore.... Mi dica. S’accomodi intanto. Lei fuma? Prendete un caffè? È buono, t’assicuro. Fuma dolce lei? Sigarette? Io non fumo, purtroppo: ordine del medico. In compenso masticava uno stuzzicadenti di legno e ad ogni due o tre periodi se lo cambiava di posto, da un dente all’altro. Suonò un campanello e all’usciere ordinò: — Non ci disturbare finchè non ti chiamo. Se telefonano, sono alla Camera. A proposito, caro Pazzotti, per la cooperativa di Sant’Angelo il prestito è accordato. Cinque per cento. Troppo? Non lo dire. Il tasso corrente è del sette. Cinque netto, bada, senza altre noje. Il tre? Impossibile, ti giuro. Non mi mettere in quest’imbarazzo. Il tre, il tre.... Ma nemmeno prima della guerra, se ti ricordi.... Del resto, la somma sarà versata intera, senza trattenere gl’interessi anticipati. E alla prima scadenza, vedremo. Non