Pagina:Ojetti - Mio figlio ferroviere.djvu/259

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Una cosa voglio sapere da lei, prima di tutto. I carabinieri che fanno? Che fanno i carabinieri? Dove li tengono? Chiusi in caserma? Non dovevano custodire almeno la casa del sindaco? — Stia tranquillo. Mi lasci vedere. Dov’è ferito? — No: è una domanda lecita, da parte mia, da parte d’un sindaco. I carabinieri che fanno? — Lo chieda al prefetto. Adesso mi lasci vedere la sua ferita. — Ha ragione il dottore. Che vuoi che gl’importi dei tuoi carabinieri? – interloquì la moglie. Quello balzò sul letto a sedere: — Tu sta zitta. E vergognati. Qui comando io. — Comanda, comanda, – e la signora Pascone gli voltò le spalle e se ne andò. Ma intanto il sindaco agitandosi s’era scoperto il volto. Tra la fronte e l’occhio destro, un’ecchimosi larga quattro dita s’era alzata rossa e violacea e gli aveva chiuso l’occhio. Cosa da poco; e nemmeno una goccia di sangue. — Poi c’è il braccio, – mi avvertì. — Lei l’avrà alzato per ripararsi. — Io non ho alzato niente. Ho ricevuto questi due colpì all’improvviso, a tradimento, uno a destra sulla testa, uno a sinistra sul braccio. Mentre lo esaminavo, lo medicavo, lo fasciavo, lo confortavo, egli sbuffava: — So io chi è stato. Ma non denunzierò nessuno. Io devo dare un esempio di magnanimità. Pascone non fa la spia. E anche lei non deve dir niente. Prometta che non dirà niente.