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trarre il paese e la sua vita, non ha rappresentato una scena di quella grande tragedia, come la chiamò, profetando, Guglielmo il Taciturno, che destò nel popolo olandese, per sì lungo tempo, tante diverse commozioni di terrore, di dolore, d’ira, di gioia, di orgoglio!

Lo splendore dell’arte in Olanda s’offuscò con quello della grandezza politica. Quasi tutti i grandi pittori nacquero nei primi trent’anni del secolo XVII, negli ultimi del XVI; tutti erano morti dopo i primi dieci anni del XVIII; e in questo secolo non ne sorse alcun altro; l’Olanda aveva esaurito la sua fecondità. Già verso la fine del secolo XVII, il sentimento nazionale si era cominciato a infiacchire, il gusto si corrompeva, l’ispirazione dei pittori declinava colla energia morale del paese. Nel secolo XVIII, gli artisti, come se fossero stanchi della natura, ritornano alla mitologia, al classicismo, alla convenzione; l’immaginazione si raffredda, lo stile s’impoverisce, ogni favilla del genio antico si spegne; l’arte olandese mostra ancora al mondo i fiori meravigliosi del Van Huysum, l’ultimo grande innamorato della natura, e poi ripiega la mano stanca, e quei fiori ricadono sulla sua tomba.

L’attuale Museo di pittura di Rotterdam non contiene che un piccolo numero di quadri, tra i quali pochissimi dei primi artisti, e nessuno dei grandi capolavori della pittura olandese. Trecento tele e milletrecento disegni furono distrutti da un incen-