Pagina:Olanda.djvu/110

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tutti i pittori olandesi del suo tempo, così poco fortunato, che fino al 1750, ossia più di cinquant’anni dopo la sua morte, non si pagavano più di cento lire quelli fra i suoi quadri, che ora si pagherebbero centomila, non in Olanda, ma in Inghilterra, dove si trovano al presente quasi tutte le opere sue.

D’un Cristo alla tomba dell’Heemskerk non metterebbe conto di far parola, se non fosse un appiglio per far conoscere l’artista, che fu uno dei più curiosi soggetti che siansi mai veduti sulla faccia della terra. Il Van Veen, poichè tale è il suo nome, nacque nel villaggio di Heemskerk sulla fine del secolo XV, e fiorì quindi nel periodo dell’imitazione italiana. Era figliuolo d’un contadino, e benché si sentisse una certa disposizione per la pittura, era destinato a fare il contadino. Diventò pittore, come molti altri artisti olandesi, per un accidente. Suo padre era un uomo furioso e il figliuolo lo temeva quanto mai. Un giorno il povero Van Veen lasciò cadere in terra la brocca del latte, il padre gli s’avventò addosso, egli fuggì, si nascose e passò la notte fuor di casa. La mattina, sua madre lo trovò, convenne con lui che non sarebbe stata prudenza l’affrontare la collera paterna, gli diede un po’ di biancheria e un po’ di denari, e lo mandò con Dio. Il giovanetto si recò ad Haarlem, ottenne di entrare nella scuola d’un pittore di grido, studiò, riuscì, andò a perfezionarsi a Roma, non diventò un grande artista, chè anzi l’imitazione italiana gli nocque, trattò il nudo con rigidezza, ed ebbe uno stile manierato; ma fu